Mese: Febbraio 2025

FAX DI PROTESTA AL MINISTRO GASPARRI

I titolari e gli ascoltatori delle emittenti radiofoniche possono esprimere la loro rabbia e indignazione per le norme contenute nella legge 66/2001 anche tramite fax al Ministro delle Comunicazioni, On. Maurizio Gasparri.
Bastano poche righe per descrivere le tragiche conseguenze alle quali stanno andando incontro tante famiglie italiane.
Per semplicità abbiamo concepito un testo-tipo che pubblichiamo:

Per gli ascoltatori:
Vogliamo continuare ad ascoltare la nostra radio preferita
(aggiungere il nome dell’emittente e della località).
Fermate la legge n. 66/2001.

Per i titolari delle emittenti:
Vogliamo continuare a lavorare con la nostra radio.
Fermate la legge n. 66/2001.
(firmare con il nome dell’emittente e aggiungere la località)

Il numero di telefono al quale devono essere spediti i fax è il seguente:
06.67.94.465

I fax possono essere inoltrati anche tramite cellulare!

La lunghezza del testo digitato può essere al massimo di 160 caratteri
Il fax trasmesso mostrerà, oltre al testo del messaggio, il numero del destinatario e il numero di telefono cellulare del mittente.
Ecco le istruzioni:

RETE TIM:
1. Entrare nell’area MESSAGGI del proprio apparecchio;
2. Digitare *FAX (e lasciare uno spazio);
3. Digitare il Vostro nome;
4. Digitare *N#;
5. Digitare il testo del messaggio;
6. Inviare il messaggio al numero 066794465

Il costo per l’invio del fax è di lire 500 + IVA e comprende la notifica di avvenuta ricezione da parte del destinatario.

RETE OMNITEL-VODAFONE:
1. Entrare nell’area MESSAGGI del proprio apparecchio;
2. Digitare il testo del messaggio;
3. Inviare il messaggio al numero 999066794465

Il costo indicativo è fra le 200 e le 230 lire (IVA inclusa) e comprende la notifica di avvenuta ricezione da parte del destinatario.

 

Il direttivo del Conna ha consegnato presso il Quirinale una lettera rivolta al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in merito alla discussione in Senato della legge di conversione del decreto 24/01/2001 “che prevede al suo interno l’obbligo di assumere dipendenti; una norma che se recepita dall’Aula significherebbe la totale estinzione delle poche emittenti radiofoniche locali rimaste nel nostro Paese a conduzione familiare”.
Il Conna fra le altre cose chiede al Presidente di intervenire con atti che gli sono pertinenti in qualità di Capo dello Stato e difensore della Costituzione per evitare che venga approvata “una legge che contiene un elemento palesemente incostituzionale” che non trova rispondenza in alcun settore commerciale nell’intera Europa.

Credevamo di avere qualche appena qualche cartuccia da sparare invece dopo aver parlato a lungo e più volte con commissari e funzionari della Corte di Giustizia delle Comunità europee – come abbiamo riferito nell’articolo Ultimissime del 18 febbraio scorso – stiamo scoprendo che a nostra disposizione c’è una intera Santabarbara.
Quando abbiamo raccontato che nel 1994, a seguito delle domande fatte entro il 30 novembre 1993 furono rilasciate “concessioni” che mancavano totalmente dell’oggetto che tutte le concessioni prevedono – nel caso specifico le frequenze di trasmissione –  a tutta prima non siamo stati creduti tanto era lo sbalordimento di chi ci ascoltava.
Poi, dopo aver prodotto tutta una serie di riscontri, siamo stati addirittura invitati ad esaurire al più presto tutti i tentativi giudiziari in Italia per passare – qualora non ottenessimo piena soddisfazione – al giudizio della Corte europea.
Questa sarebbe stata la strada da intraprendere nel 1994 subito dopo il rilascio delle carte senza valore che l’allora Ministero delle PP TT definì concessioni. Purtroppo, nonostante i tentativi infruttuosi del Conna che invitò le televisioni a ricorrere, apparve subito chiaro che ci si trovava di fronte ad una ben strana situazione.  E ciò, per certi versi, era anche comprensibile perché sarebbe come se ottenuto dopo un esame un buon punteggio, uno studente  contestasse un professore perché per una qualche ragione non aveva diritto di far parte della commissione esaminatrice.
Le “concessioni”, nonostante il meccanismo vessatorio – canoni, tasse, cauzioni ecc.. – fecero toccare il “cielo con le dita” a quanti finalmente ottenevano un riconoscimento, tuttavia è altrettanto vero vero  che accettando quelle prese in giro si contribuiva ad aprire una trappola in cui molti in seguito sarebbero precipitati.
Ora è giunto il tempo di mettere le cose in chiaro presentando intanto immediato ricorso al Consiglio di Stato per completare tutti i gradi di giudizio previsti nel nostro Paese. A questa operazione viene nel frattempo affiancata una azione civile condotta dall’avvocato dottore commercialista Nunzia De Ceglia del Foro di Roma, al fine di fermare eventuali riscossioni forzate di crediti (presunti canoni pregressi) che sarà nostra cura dimostrare che non sono assolutamente dovuti.
Abbiamo ricevuto numerose ed entusiastiche partecipazioni alla petizione che rivolgeremo a Bruxelles su consiglio degli stessi commissari e funzionari di cui parlavamo all’inizio.

RESOCONTO STENOGRAFICO 

Discussione e approvazione del disegno di legge:

Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 23 gennaio 2001, n. 5, recante disposizioni urgenti per il differimento di termini in materia di trasmissioni radiotelevisive analogiche e digitali, nonché per il risanamento di impianti radiotelevisivi
(Approvato dalla Camera dei deputati) (Relazione orale)

 

PRESIDENTE. L’ordine del giorno reca la discussione del disegno di legge n. 5000, già approvato dalla Camera dei deputati.

Il relatore, senatore Rognoni, ha chiesto l’autorizzazione a svolgere la relazione orale. Non facendosi osservazioni la richiesta si intende accolta.

Pertanto, ha facoltà di parlare il relatore.

ROGNONI, relatore. Signor Presidente, in questa giornata di altissima produttività l’Assemblea ha la possibilità di battere tutti i record di approvazione con questo decreto, sul quale c’è un accordo di fondo.

Si tratta di una situazione abbastanza paradossale, perché il decreto, nato per un differimento di termini, strada facendo diventa forse il più importante provvedimento dal punto di vista strategico degli assetti futuri del sistema radiotelevisivo, con l’inserimento di una parte della legge n. 1138, che è “saltata” in Commissione ma che è stata recuperata dal Governo per la parte che riguarda il digitale sulla quale c’era l’accordo di tutte le forze politiche.

Mi fa piacere dire che, dando il via alla sperimentazione del digitale terrestre e fissando la data del 2006 per il passaggio del sistema radiotelevisivo dall’analogico al digitale, l’Italia si mette al passo con i tempi, supera i ritardi accumulati rispetto agli altri Paesi e avvia un processo di investimenti e di sviluppo di un settore industriale strategico per il Paese.

Il resto della relazione lo consegnerò successivamente alla Presidenza.

Non sono stati presentati emendamenti. Ci sono tre ordini del giorno, che la Commissione ha già approvato e che credo il Governo sostenga.

PRESIDENTE. Dichiaro aperta la discussione generale.

È iscritto a parlare il senatore Castelli. Ne ha facoltà.

CASTELLI. Signor Presidente, credo debba restare agli atti qualche considerazione.

Anzitutto, il fatto che, oramai in zona Cesarini, in extremis, continuiamo a trattare un argomento così importante attraverso un decreto-legge la dice lunga sulla capacità di questa maggioranza di legiferare in materia.

Di fatto, mi spiace dirlo, forse più per la maggioranza che per noi, ma in questo caso direi che è un interesse del Paese; quindi, in qualche modo dispiace anche a me aver verificato che su questioni che sono fondamentali sia dal punto di vista industriale che dal punto di vista mediatico – e sappiamo tutti quale importanza abbia in questo momento la televisione, non si sa se nel bene o nel male per quel che riguarda la vita economica e culturale dei cittadini – su una questione importantissima come l’avvio del digitale ci siamo ridotti all’ultimo minuto per dare finalmente il via ad una sperimentazione che evidentemente il Paese aspettava da tempo e di cui vi era assoluta necessità.

Quindi, è giocoforza approvare la conversione in legge di questo decreto-legge, visto che non vi è il tempo necessario per migliorarlo. Infatti, abbiamo rinunciato a presentare emendamenti proprio perché volevamo evitare una possibile navette; ci dispiace però che alcuni nostri emendamenti, che ritenevamo indispensabili per migliorare il testo, non siano stati recepiti alla Camera dei deputati.

Due sono le questioni che, a nostro parere, risultano irrisolte. Una concerne lo stato di precarietà di molte aziende che, in questo momento, operano sub iudice e non si capisce come questo stato di fatto possa conciliarsi con quanto richiamato prima dal relatore, e cioè che si darà il via a notevoli investimenti: nessuna azienda è in grado di investire se non sa in quanto tempo potrà operare!

In proposito, ricordo che esistono alcune norme del codice civile che disciplinano gli ammortamenti; quindi, in realtà, in questo momento questi investimenti sono in larga parte bloccati.

La seconda questione sulla quale avevamo insistito, e che faceva parte di un disegno di legge da noi presentato alla Camera dei deputati, concerneva i regimi; ebbene, continua ad essere vigente il regime concessorio, che a noi sembra, in qualche modo, anacronistico.

Questi due motivi fondamentali ci impediscono di votare convintamente a favore del disegno di legge in esame; pertanto, ci asterremo.

PRESIDENTE. È iscritto a parlare il senatore Servello. Ne ha facoltà.

SERVELLO. Onorevole Presidente, anche sulla base della mia esperienza, devo dire che queste ultime giornate sono state estremamente significative ai fini dei lavori parlamentari. Mi lamento soltanto per il fatto che, in queste ultime ore, si voglia accelerare in maniera eccessiva e non sempre trasparente – mi permetto di sottolinearlo – l’andamento dei nostri lavori.

Prevedere fra poco una riunione congiunta delle Commissioni giustizia e affari esteri, e domani mattina una riunione della stessa natura per esaminare un provvedimento che giace nei cassetti dal 1998, a me sembra una forzatura che, senatore Rognoni, va nella direzione opposta a quello che lei giustamente rivendicava come essere uno dei primati di questa Assemblea.

Onorevole Presidente, mi lamento in questo caso per il fatto che si debba votare a scatola chiusa e senza un minimo dibattito in questa Aula su un argomento di grande rilevanza, dal momento che concerne la qualità e il futuro delle trasmissioni digitali nel contesto di uno sviluppo addirittura rivoluzionario dei mezzi di comunicazione mondiali.

Argomenti di questa natura, che coinvolgono il destino della comunicazione in Italia, il destino ed il futuro della RAI, meriterebbero, a mio avviso, un dibattito non tanto e non solo nella Commissione competente, che pure – in base a quel che mi risulta – ha lavorato per diversi mesi, e di ciò va dato atto, senatore Rognoni.

Dal punto di vista, però, di un’informazione generale, di un confronto su idee che, tra l’altro, non sono inquadrabili in questa o quella visione di carattere politico ma hanno rilevanza tecnica, scientifica, culturale di valore straordinario, non mi sembra opportuno fare tutto questo nello scorcio non di una seduta ma addirittura di una legislatura. Ciò comunque non mi induce ad assumere una posizione contraria; anzi, se necessario, mi pronunzierò a favore dell’approvazione di tale provvedimento.

Tuttavia, pur nell’apprezzamento più ampio dei lavori dell’Assemblea, della guida, onorevole Presidente, attenta ed attiva con cui lei ha condotto i nostri lavori, pur in questo quadro, mi permetto di dichiarare, a futura memoria, che certi argomenti meriterebbero un dibattito ampio, un confronto su tutte le posizioni non solo di ordine politico – ripeto – ma scientifico che riguardano il futuro non soltanto degli italiani, ma forse della comunicazione mondiale. (Applausi dal Gruppo AN e del senatore Travaglia).

PRESIDENTE. Senatore Servello, posso darle ragione per quanto riguarda il principio. Faccio presente che il Presidente dell’Assemblea convoca la Conferenza dei Capigruppo a cui sottopone un programma di lavoro che può ricevere o meno l’assenso. Questi sono i programmi elaborati e in questa occasione accolti all’unanimità in sede di conferenza dei Capigruppo.

Quindi prendo atto del suo rilievo a futura memoria.

 

Ripresa della discussione del disegno di legge n. 5000

PRESIDENTE. Riprendiamo l’esame del disegno di legge n. 5000.

Dichiaro chiusa la discussione generale.

Poiché il relatore non intende intervenire, ha facoltà di parlare il rappresentante del Governo.

LAURIA, sottosegretario di Stato per le comunicazioni. Signor Presidente, sono rammaricato come tanti altri che mi hanno preceduto, perché – come ha detto il relatore – si tratta di un provvedimento di svolta strategica che allinea il nostro Paese tra i primi in Europa per quanto riguarda la sperimentazione sull’analogico.

Tale provvedimento meritava un ben più ampio dibattito, anche se per dovere e per memoria storica devo far osservare che l’8a Commissione ha dibattuto non solo i temi oggetto del nostro confronto e del voto prossimo, ma anche l’insieme della riforma del sistema radiotelevisivo non per mesi, ma per alcuni anni. Purtroppo non c’è stata un’intesa politica – non faccio il processo a nessuno, ma si tratta di una semplice constatazione – per quanto riguarda la riforma del sistema televisivo ed abbiamo assistito al naufragio del disegno di legge n. 1138.

Di comune intesa, maggioranza e opposizione hanno trovato un accordo almeno per quanto riguarda il digitale ed il destino dell’emittenza locale, dando ossigeno a queste realtà culturali oltre che economiche del nostro territorio. Abbiamo provveduto, con un voto di convergenza alla Camera e ritengo anche qui in Senato, ad aprire la strada dello sviluppo per quanto concerne le tecniche digitali, che sono il supporto di quello che comunemente viene definito il problema della convergenza multimediale. Quindi, stiamo rendendo un servizio al Paese con queste frontiere moderne della tecnologia.

Con questo spirito e con queste considerazioni, concordo con le osservazioni del relatore.

PRESIDENTE. Passiamo all’esame dell’articolo 1 del disegno di legge.

Poiché non sono riferiti emendamenti agli articoli 1 e 2 del decreto-legge da convertire, nel testo comprendente le modificazioni apportate dalla Camera dei deputati, passiamo all’esame degli ordini del giorno, presentati dalla Commissione e riferiti all’articolo 2-bis del decreto-legge, introdotto dalla Camera dei deputati, che si intendono illustrati.

Invito il rappresentante del Governo a pronunciarsi su tali ordini del giorno.

LAURIA, sottosegretario di Stato per le comunicazioni. Esprimo parere favorevole.

PRESIDENTE. Essendo stati accolti dal Governo, gli ordini del giorno nn. 100, 101 e 102 non verranno posti in votazione.

Poiché non sono stati presentati emendamenti al successivo articolo del decreto-legge da convertire, passiamo alla votazione finale.

VERALDI. Domando di parlare per dichiarazione di voto.

PRESIDENTE. Ne ha facoltà.

VERALDI. Signor Presidente, nell’annunciare il voto favorevole sul provvedimento in esame del Partito Popolare Italiano, chiedo di poter allegare agli atti il testo del mio intervento.

PRESIDENTE. La Presidenza la ringrazia e l’autorizza in tal senso.

PRESIDENTE. Metto ai voti il disegno di legge, composto del solo articolo 1.

È approvato.  

Il commento del CONNA